Gli ultimi esercizi amministrativi, coincidenti con anni turbolenti a livello sanitario (pandemia Covid-19) e macroeconomico (dai conflitti agli embarghi, alla più recente tematica dei dazi), hanno reso la gestione della liquidità una delle sfide più delicate per le imprese, soprattutto per le PMI. Ritardi nei pagamenti, cicli di incasso sempre più lunghi legati a criticità di comparti e settori, o di aree geografiche, e quindi una crescente difficoltà nell’ottenere credito bancari, hanno reso necessario ricorrere a strumenti capaci di stabilizzare i flussi di cassa.
Tra questi, il factoring si è affermato come una soluzione spesso strategica.
→ IL FACTORING: COS’E’
Il factoring è un contratto attraverso il quale un’impresa cede i propri crediti commerciali – esistenti o futuri, in blocco o parzialmente – a una società specializzata (il factor). In cambio, a titolo ovviamente oneroso, ottiene liquidità immediata (monetarizzazione del credito) e una serie di servizi (per es. gestione amministrativa dei crediti sino al loro incasso, valutazione dell’affidabilità dei clienti, etc.).
Il quadro normativo di riferimento è la legge 52/1991, che disciplina l’attività di acquisto dei crediti d’impresa e prevede un albo dedicato per gli operatori autorizzati.
I soggetti coinvolti sono tre:
- Il factor, che acquista e gestisce i crediti.
- L’impresa cedente, che ottiene liquidità.
- Il debitore ceduto, cioè il cliente obbligato al pagamento del credito (fattura)
→ IL FACTORING: COME FUNZIONA E QUANDO CONVIENE
Il meccanismo è semplice: l’impresa cede i crediti e riceve subito una parte del loro valore (di solito tra l’85% e il 90%, ma varie in funzione dei rapporti negoziali tra le parti), mentre il factor si occupa di fatto della riscossione. La cessione può avvenire:
- Pro soluto: il factor assume il rischio di insolvenza da parte del cliente
- Pro solvendo: il rischio rimane all’impresa cedente.
Esistono poi varianti come il full factoring, il maturity factoring, il credit-cash factoring e l’international factoring, ciascuna pensata per esigenze diverse e più articolata rispetto alle due soluzioni sopra indicate.
Il vantaggio principale è evidente: trasformare crediti non ancora incassati in liquidità immediata (monetarizzazione).
Questo permette quindi alle imprese, tra i vari plus, di avere una gestione più strutturata e previsiva del working capital, ma non solo.
A titolo esemplificativo:
- pagare i fornitori senza tensioni finanziarie o ritardi
- migliorare la programmazione degli incassi e la pianificazione di tesoreria
- ridurre il rischio di mancati pagamenti (nel caso del pro soluto) e rischio perdite su crediti
- sostenere la crescita e gli investimenti
Come sostanzialmente sostenuto, tra gli altri, dall’economista Irving Fisher, la liquidità è l’ossigeno dell’impresa: quando manca, anche un’azienda solida dal punto di vista economico può trovarsi in difficoltà. Una corretta consapevolezza dei flussi finanziari è sempre più dirimente per un’efficace gestione aziendale.
→ FACTORING E REVERSE FACTORING: DUE STRUMENTI COMPLEMENTARI
Accanto al factoring tradizionale, negli ultimi anni si è diffuso il reverse factoring, in cui è l’azienda debitrice, quindi il cliente e non il fornitore, spesso colossi della GDO (grande distribuzione organizzata) a promuovere l’operazione. Il cliente, anche a mezzo di società collegate o con cui è in sinergia, caldeggia o consiglia il fornitore affinché si affidi ad un factor al fine di incassare con tempistiche più brevi rispetto a quelle usuali.
Soprattutto nella GDO, appunto, questo meccanismo permette di stabilizzare l’intera supply chain. In un contesto economico complesso, strumenti come questi diventano infatti spesso leve fondamentali per garantire continuità operativa.
A conclusione e sintesi, John Maynard Keynes ricordava che “la difficoltà non sta nelle nuove idee, ma nel fuggire dalle vecchie”: oggi le imprese che sanno innovare nella gestione finanziaria sono tra quelle che resistono meglio alle tensioni ed agli scossoni di mercato e politica.