Come utilizzare consapevolmente ChatGpt e i Chatbot in azienda?

Nell’area della digitalizzazione, i chatbot si affermano come uno degli strumenti digitali più utilizzati dalle aziende per migliorare processi, assistenza clienti e produttività interna con enormi potenzialità.

Tali strumenti innovativi di facile utilizzo e talvolta invisibili per l’utente vanno implementati e gestiti in un contesto normativo complesso che richiede consapevolezza ed esperienza.

  1. Cos’è un chatbot?

Tutti abbiamo sentito parlare di chatbot e anche sperimentato questi robot digitali talvolta alla nostra insaputa quando siamo invitati ad una conference call e che riceviamo a fine riunione un verbale scritto, oppure quando siamo alla ricerca di un prodotto su internet e che una finestra si apre sullo schermo chiedendo se hai bisogno di aiuto. 

La definizione del Chatbot è un software in grado di dialogare con una persona tramite linguaggio naturale scritto o vocale. Può essere basato su regole predefinite con risposte pronte basate su percorsi decisionali, oppure su modelli di intelligenza artificiale più avanzati, capaci di comprendere il contesto, generare risposte autonome e apprendere dai dati come Chat GPT.

Oggi, professionisti e aziende utilizzano sempre di più Chatbot e Robot per simulare conversazioni con utenti umani finali, consentendo a tali utenti di interagire come se stessero comunicando con una persona reale. 

Grazie alle sue molteplici applicazioni, il chatbot è diventato uno strumento fondamentale per migliorare l’efficienza, ridurre i tempi di risposta e ottimizzare i processi aziendali. Oggi, la nuova generazione di chatbot della famiglia di ChatGPT sono quelli alimentati da modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM) in grado di sostenere conversazioni complesse, sintetizzare informazioni e integrarsi con sistemi aziendali.

  1. A che cosa serve un chatbot in azienda?

In un contesto di digitalizzazione ad alta velocità, i chatbot stanno rivoluzionando il modo in cui le aziende interagiscono con clienti, dipendenti e partner, diventando strumenti strategici per migliorare l’efficienza operativa e ottimizzare qualsiasi processi. 

I chatbot sono esempi di interfacce digitali che operano e svolgono operazioni al posto di essere umani, disponibili ore 24 ed addestrati per rispondere in modo specifico a domande o problemi comuni e facilmente risolvibili. 

Il primo ambito d’uso in assoluto è l’assistenza clienti per rispondere rapidamente alle domande più frequenti, seguire una spedizione, aiutare con una prenotazione. Con la spinta dell’IA, la crescente centralità della mobilità digitale e delle applicazioni di messaggistica, i Chatbot si stanno trasformando in vere e proprie interfacce di motori di Workflow, coinvolgendo i più disparati domini applicativi. 

Oltre al servizio clienti automatizzato, i vantaggi si estendono anche al supporto interno: molte imprese utilizzano i chatbot per semplificare la gestione delle risorse umane, fornire supporto tecnico e rispondere a richieste operative, chiedono a ChatGpt di redigere documenti aziendali liberando tempo per il personale per lo svolgimento di compiti più strategici. Nel marketing, i chatbot offrono un’interazione personalizzata, suggerendo prodotti, inviando offerte mirate e coinvolgendo clienti e prospetti in campagne promozionali, aumentando il tasso di conversione. Inoltre, l’automazione di attività ripetitive attraverso chatbot consente alle aziende una significativa riduzione dei costi operativi, mantenendo al contempo elevati standard di servizio. Grazie all’impiego dell’AI e delle reti neurali, il chatbot migliora le sue risposte, poiché riesce ad imparare dal feedback fornito dall’utente rispetto alla risposta fornita.

Inoltre, altro aspetto cruciale è la capacità dei chatbot di raccogliere e analizzare i dati durante le interazioni con gli utenti. Questi dati diventano una risorsa fondamentale per identificare preferenze, migliorare prodotti e affinare strategie aziendali. I chatbot non solo rispondono alle necessità dei clienti in tempo reale, ma possono anche valutare la complessità delle richieste e collegare un utente ad un operatore umano quando la richiesta è davvero specifica, garantendo così una gestione fluida anche delle problematiche più complesse. La loro versatilità e capacità di adattarsi a diversi contesti aziendali li rendono strumenti indispensabili per le aziende, impegnate a soddisfare esigenze sempre più dinamiche e personalizzate.

I benefici principali sono velocità, riduzione dei costi, maggiore continuità del servizio, flessibilità e miglioramento della soddisfazione del cliente.

  1. Qual è il rovescio della medaglia per le aziende e per gli utenti?

Quando parliamo di chatbot, spesso ci concentriamo sui vantaggi per l’azienda: velocità, efficienza, automazione, senza pensare agli effetti negativi che possono originare. Per le aziende, per esempio, la generazione delle cosiddette “allucinazioni” che sono risposte imprecise o completamente inventate, se non controllate, possono danneggiare la propria reputazione e creare significativi disservizi. Un altro punto critico è la gestione dei dati in quanto un chatbot mal configurato può assorbire e restituire informazioni sensibili, con conseguenze pesanti in termini di sicurezza e di legalità.

Per gli utenti – clienti, cittadini, dipendenti – l’interazione con un sistema automatizzato comporta una serie di rischi più profondi, che toccano aspetti normativi, etici e psicologici. Per i manager, riconoscerli è il primo passo per costruire un’adozione responsabile della tecnologia. In effetti, gli utenti possono perdere il controllo sui propri dati senza rendersene conto, essere profilati in modo occulto o ricevere trattamenti discriminatori dovuti a bias del modello. C’è poi il rischio di affidarsi ciecamente alle risposte dell’IA, riducendo la propria capacità di scelta informata. L’introduzione di chatbot, soprattutto quelli basati su IA generativa possono creare per gli utenti possibili effetti di influenza.

Grazie al loro linguaggio naturale, i chatbot, come ChatGPT, possono influenzare decisioni di acquisto, opinioni o comportamenti attraverso suggerimenti impliciti o personalizzati. Senza considerare che l’effetto “autorità” della tecnologia può portare gli utenti a credere alle risposte anche quando sono scorrette. Inoltre, in contesti emotivi o di vulnerabilità, un chatbot troppo empatico può generare dipendenza conversazionale. Senza dimenticare il rischio di bias, cioè risposte stereotipate o discriminatorie dovute ai dati con cui il modello è stato addestrato che potrebbe rendere fragile una persona.
Tutti questi aspetti richiedono trasparenza, controlli umani e progettazione responsabile da parte delle aziende. Inoltre, le aziende devono applicare la legge del GDPR e l’IA Act per poter utilizzare legalmente tali strumenti.

Quando l’utilizzo di chatbot avviene senza trasparenza, i diritti dell’utente vengono minacciati in quanto non sanno se stanno parlando con una persona o con un algoritmo, e questo può generare aspettative sbagliate o incomprensioni. Infine, un chatbot non può e non deve diventare l’unico decisore di processi critici: è necessario il c.d. human in the loop per mantenere un controllo adeguato dei dati e dei processi.

I rischi generati da un Chatbot possono diventare alti se non conosciuti e non gestiti correttamente e consapevolmente. L’adozione di un chatbot in azienda va quindi valutata con una chiara analisi dei rischi e una strategia di mitigazione.

  1. Le regole e le azioni di conformità 

Quando un chatbot tratta dati personali — e questo succede spesso — l’azienda entra immediatamente nel perimetro del Regolamento Europeo sui dati personali c.d. GDPR.

È quindi necessario svolgere gli adempimenti richiesti e svolgere una valutazione dei rischi e d’impatto (DPIA) quando i dati trattati sono particolarmente sensibili o quando le funzioni del chatbot sono avanzate.
Vale poi il principio di minimizzazione e di proporzionalità per raccogliere solo i dati strettamente necessari alle finalità perseguite.

Gli utenti devono sapere fin da subito che stanno parlando con un sistema automatizzato, con quali finalità e come verranno utilizzati i dati forniti con la lettura dell’informativa privacy e devono dare il loro consenso in alcuni casi.

Un altro aspetto delicato è distinguere i ruoli soggettivi: chi è il titolare del trattamento? L’azienda? Il fornitore del chatbot? Entrambi?

Serve chiarezza contrattuale, serve un Data Processing Agreement, e servono misure di sicurezza adeguate: dalla cifratura al controllo degli accessi, fino alle politiche di conservazione dei dati per non vedere finire i dati sul web.

L’obiettivo è bilanciare efficacia operativa e tutela dei diritti degli utenti, evitando rischi di non conformità che possono tradursi in sanzioni o danni reputazionali per le aziende.

In conclusione, il chatbot rappresenta un alleato strategico per l’innovazione aziendale, ma non è una tecnologia “plug-and-play”. Richiede governance, formazione, configurazioni attente e una conoscenza chiara delle regole e delle implicazioni legali in materia di dati personali e di Intelligenza Artificiale. Le imprese che sapranno integrare i chatbot correttamente trarranno vantaggio in efficienza, competitività e qualità del servizio; quelle che lo faranno senza consapevolezza rischieranno invece di esporre utenti e organizzazione a problemi significativi.

In questo contesto in costante evoluzione, con un panorama legislativo di recente applicazione, è difficile trovare in azienda la competenza per gestire queste tematiche che di fatto vanno portate avanti con i progetti aziendali strategici ad alto valore aggiunto.

Per superare questo scoglio, oggi le società possono organizzarsi come una grande impresa ed inserire profili altamente specializzati nel proprio organigramma per garantire l’adeguatezza alla regolamentazione di tutti i nuovi progetti e programmi di IA grazie al modello di fractional management che vuole rappresentare una soluzione strategica per le imprese.

In conclusione “Il fractional manager” è di fatto una figura esterna, ma con un approccio operativo, che entra all’interno di un’azienda con un rapporto costi-tempo modulare, forte di una coerenza aziendale e una visione più ampia, quel manager è pronto a portare la sua esperienza a nuovi imprenditori.” Come lo ricorda Andrea Pietrini, chairman di YOURgroup.